
01/07/2026, 17.00 — 18.30
Parassiti al Simposio
Jacopo Giacomoni
01/07/2026, 17.00 — 18.30
Workshop
Ammazzacaffè
PARASSITI AL SIMPOSIO
JACOPO GIACOMONI
Arena | 17.00-18.00
A tavola c’è un ospite inatteso, un imbucato alla festa. Mangia tra noi – letteralmente “accanto a noi” – e non ci dà nulla in cambio. Il parassita può essere minuscolo, quasi invisibile, può ingurgitare tutto il pasto, può essere un lieve inciampo tra un boccone e l’altro, può rovinare l’intero pranzo.
Ma questo parassita non aggredisce le portate, non si intromette nella digestione. È un parassita drammaturgico, attacca i testi che popolano il rito del pasto. Un ecosistema di parole ronza attorno alla tavola: menù, segnaposto, scontrini, etichette, codici a barre, lista dei vini, ricette, sottobicchieri, indicazioni nutrizionali, bustine dello zucchero, il conto, grazie. Parassiti fatti di parole aggrediscono questo sciame di testi mentre lì, seduti, le persone cercano di mangiare.
Immagine: La medusa Aequorea victoria e un anfipode (Hyperiidae) che vivono in un rapporto di commensalismo
JACOPO GIACOMONI
Laureato in Filosofia con una tesi sull’esistenza dei personaggi fittizi, lavora come drammaturgo e performer. Nel 2025 vince la 58ª edizione del Premio Riccione con il testo Tacet, già vincitore del Bando Autori di Biennale Teatro 2024. Nel 2025-2026 è fellow di Scuola Piccola Zattere a Venezia. Nel 2023 vince la menzione speciale Franco Quadri della 57ª edizione del Premio Riccione con il testo È solo un lungo tramonto. Dal 2024 è dramaturg di Mittelfest. Dal 2013 lavora con la compagnia Malmadur che ha collaborato a fondare. Porta avanti una ricerca strutturalista sulla drammaturgia, progettando ordigni spettacolari che accolgono la partecipazione del pubblico e il caso, cercando di costruire esperienze teatrali ludico-rituali che inneschino cortocircuiti con il tempo e lo sguardo.
Negli ultimi lavori ha creato dei parassiti drammaturgici che aggrediscono organismi testuali già esistenti, un dispositivo teatrale per eleggere la più grande tragedia dell’umanità, un ufficio teatrale per la celebrazione di un funerale in scena, un gioco per rivivere da zero una seconda vita sul palcoscenico, un esperimento di hauntology teatrale sulla perdita della memoria del padre. Come performer fonde il suo percorso di attore a quello di sassofonista, in una continua esplorazione nel campo dell’improvvisazione libera e dei suoni non idiomatici.